IL PARERE.NET (14 Dicembre 2010)

Valeva veramente la pena di vedere lo spettacolo di danza andato in scena giovedì scorso sul palcoscenico dei Rinnovati, anche per occhi non troppo avvezzi alla danza o al teatro. Dal punto di vista concettuale, – a partire dal titolo “Mattanza” – termine fortemente evocativo della crudeltà degli uomini, come dal punto di vista estetico lo spettacolo proposto dalla compagnia MOTUS può essere considerato davvero un’opera di rilievo…………..  Il corpo incarna (nel senso proprio della “carne”) l’espressione forse più immediata della sofferenza e della disumanizzazione.“Bianche” come queste morti lo sono anche le silhouette dei corpi (dolenti) messi in rilievo da un fascio di luce bianchissima sul fondo buio della scena. Per gli spettatori è assai percepibile ogni contrazione, ogni tensione dei corpi in movimento……. A ben vedere queste figure dolenti potrebbero far immaginare un nuovo cerchio dell’inferno dantesco. In questo cerchio dei ”lavoratori moderni”, i corpi sono privi di anime. I movimenti sviluppati sul palcoscenico sono quelli di corpi puri, nella loro più fredda materialità. I corpi, che sembrano ogni tanto unici ogni tanto uniti, corrono, crollano, si rialzano, si scontrano, si sostengono, si tormentano a vicenda. Man mano che va avanti la rappresentazione i corpi si disarticolano sempre di più. Si muovono in sette spazi diversi (tre cubi ne delimitano l’area): sopra,  dentro, accanto, davanti. Quest’uso dello spazio, che moltiplica e divide al tempo stesso, sembra rispecchiare sia la solitudine di ogni destino sia l’universalità delle situazioni. Di fronte ai dannati, accompagnati sempre da musiche angoscianti, stressanti e stridenti, c’è la figura di un mostro polimorfe recitato da Simona Cieri, accompagnata invece da musiche più leggere e grottesche…………in questo spettacolo la compagnia MOTUS ha voluto trattare una pesante questione d’attualità, affrontando sul palcoscenico tutti gli aspetti del problema. Un problema che affonda le sue radici nella società e nella sua mentalità. Tanto di capello!

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