IL CITTADINO ONLINE (2 Ottobre 2020)

…………………… Le mura domestiche trasformate in prigioni per le donne vittime di violenza costrette a “restare a casa” durante il lockdown, nella performance si materializzano in una gabbia di ferro costruita per racchiudere la vittima, mentre il suo alter ego interagisce con il carnefice. La performance è concepita a basso impatto ambientale e l’impianto illuminotecnico, ridotto all’essenziale, è alimentato a pannelli solari, in linea anche con le tematiche di sostenibilità ambientale affrontate nel Festival dell’Architettura.

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